Gestione magazzino: calcolare l'indice di rotazione e i giorni di giacenza
L'indice di rotazione del magazzino dice quante volte, in un periodo, la giacenza media si rinnova: si ottiene dividendo il valore di ciò che è uscito per la giacenza media dello stesso periodo, e i giorni di permanenza si ricavano dividendo la durata del periodo per quell'indice. Il punto che quasi nessuno dichiara è che il numero dipende da tre scelte prima ancora che dal magazzino: che cosa mettete al numeratore (i consumi valutati al costo oppure i ricavi, che contengono il margine e alzano l'indice), come calcolate la giacenza media (i due estremi del periodo o tutte le rilevazioni intermedie), e con quale metodo avete valutato le rimanenze. In Italia la terza scelta è disciplinata: per i beni fungibili l'articolo 2426, numero 10, del codice civile ammette il costo medio ponderato, il «primo entrato, primo uscito» e l'«ultimo entrato, primo uscito» in alternativa al costo specifico, e l'appendice dell'OIC 13 avverte che con prezzi crescenti il LIFO può mostrare rimanenze «a costi inferiori (talvolta notevolmente) ai costi storici recenti», cioè un denominatore compresso e quindi un indice più alto a parità di merce fisica. Nessuna norma italiana definisce l'indice di rotazione, ma l'OIC 13, paragrafo 51, impone di tenere conto dei «tempi di rigiro del magazzino» quando si stima il valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato: una rotazione che rallenta non è solo un problema gestionale, è un indizio che entra nella valutazione di fine esercizio. Prima di confrontare il vostro indice con quello di chiunque altro, verificate che stiate usando la stessa definizione.
Fonte: Organismo Italiano di Contabilità — istituto nazionale per i principi contabili (legge 11 agosto 2014, n. 116) · EUR-Lex — Unione europea · Normattiva — Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
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Un calcolatore che restituisce un solo numero non serve a molto, perché quel numero non è confrontabile con niente: la stessa merce, negli stessi scaffali, produce indici diversi a seconda di come lo si calcola. Questa pagina fa il calcolo in tutti i modi in cui viene fatto in pratica e vi mostra la distanza fra i risultati.
Il calcolo avviene nel vostro browser e i valori che inserite non vengono inviati da nessuna parte. Ogni regola usata è scritta sotto lo strumento con il riferimento normativo o il principio contabile da cui viene; dove un riferimento non esiste — e per l'indice di rotazione non esiste — lo diciamo invece di inventarlo.
Quante volte ruota il mio magazzino, e quanti giorni ci resta la merce?
Quante volte ruota il mio magazzino, e quanti giorni ci resta la merce? — Inserite i valori del vostro periodo. Lo strumento calcola l'indice con entrambi i numeratori usati in pratica e, se inserite rilevazioni intermedie, con entrambe le giacenze medie: quattro letture della stessa merce, con lo scarto in percentuale fra loro.
Lo strumento non decide al posto vostro quale sia la lettura giusta: le mette una accanto all'altra. Se la distanza fra la lettura a consumi e quella a ricavi è del quaranta per cento, quel quaranta per cento è margine, non rotazione.
Servono almeno le rimanenze iniziali, quelle finali e un valore al numeratore. Tutto il resto aggiunge letture: le rilevazioni intermedie aprono la seconda colonna, il metodo di valutazione cambia l'avviso sopra il risultato, il tasso di costo del capitale aggiunge una riga in euro.
Questo strumento calcola con i numeri che inserite voi: non legge il vostro bilancio, non interroga alcun archivio e non invia nulla a un server — il calcolo avviene nel vostro browser e i dati non lasciano questa pagina. Il risultato è un indicatore gestionale, non una posta di bilancio né un valore fiscale: la valutazione civilistica delle rimanenze segue l'articolo 2426, numeri 9 e 10, del codice civile, quella fiscale l'articolo 92 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 fino al 31 dicembre 2026 e, dal 1° gennaio 2027, l'articolo 101 del testo unico approvato con d.lgs. 19 giugno 2026, n. 117. Nessuna norma italiana definisce l'indice di rotazione: la formula usata qui è una convenzione gestionale, e ogni scelta che la compone è dichiarata riga per riga qui sotto.
Acquisti del periodo — voce B6 (€) — Gli acquisti di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci registrati nel periodo. Lo strumento li converte in consumi sommando la variazione di magazzino che ricava dai due campi successivi. L'articolo 2425 del codice civile colloca gli acquisti di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci alla voce B6 dei costi della produzione e le variazioni delle relative rimanenze alla voce B11; le variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti stanno alla voce A2 del valore della produzione (OIC 13, paragrafo 12). Nello schema civilistico italiano non esiste una riga «costo del venduto»: la voce B6 registra gli acquisti, non i consumi, ed è la variazione di magazzino a convertirli.
Ricavi delle vendite e delle prestazioni — voce A1 (€) — Il fatturato del periodo, se volete leggere anche l'indice calcolato sui ricavi. Potete lasciarlo vuoto: in quel caso comparirà solo la lettura a consumi. Base ammessa perché è quella che molte fonti usano, ma i ricavi incorporano il margine: sullo stesso magazzino l'indice a ricavi è sempre più alto di quello a consumi, e la differenza cresce con il ricarico. Nessuna norma italiana impone l'una o l'altra base: è una convenzione gestionale, ed è la prima causa di confronti privi di senso fra imprese.
Rimanenze all'inizio del periodo (€) — Il valore di magazzino alla data di apertura del periodo che state misurando; per l'esercizio, il valore iscritto alla voce CI dell'attivo circolante nel bilancio precedente. L'articolo 2424 del codice civile iscrive le rimanenze nell'attivo dello stato patrimoniale alla voce CI, articolata in materie prime sussidiarie e di consumo, prodotti in corso di lavorazione e semilavorati, lavori in corso su ordinazione, prodotti finiti e merci, acconti (OIC 13, paragrafo 11).
Rimanenze alla fine del periodo (€) — Il valore alla data di chiusura del periodo, valutato con lo stesso metodo di quello iniziale. L'OIC 13, paragrafo 57, richiede che le rimanenze finali siano valutate con gli stessi metodi delle rimanenze iniziali: se cambiate metodo a metà, la variazione che leggete non è una variazione di magazzino.
Rilevazioni intermedie (€, facoltativo) — Uno o più valori di magazzino rilevati durante il periodo, per esempio le chiusure mensili. Se li inserite, lo strumento affianca la giacenza media calcolata su tutte le rilevazioni a quella calcolata sui soli due estremi. La media su due soli punti è una convenzione, non una misura: in un'attività stagionale i due estremi possono cadere entrambi nel punto più basso dell'anno e comprimere il denominatore. Nessuna fonte istituzionale italiana prescrive un numero minimo di rilevazioni ai fini di questo calcolo.
Giorni del periodo — 365 per l'anno solare, 366 negli anni bisestili, 90 o 92 per un trimestre, da 28 a 31 per un mese. Deve essere lo stesso periodo del numeratore. I giorni di giacenza sono la durata del periodo divisa per l'indice. Usare 365 con un numeratore trimestrale moltiplica il risultato per quattro: è l'errore più frequente nelle formule pubblicate, che riportano il 365 come costante invece che come durata del caso più comune.
Metodo di valutazione usato in bilancio — Costo specifico, costo medio ponderato, FIFO o LIFO. Non cambia l'aritmetica, cambia che cosa significa il risultato — e lo strumento ve lo dice sopra il numero. L'articolo 2426, numero 10, del codice civile ammette per i beni fungibili il costo medio ponderato, il «primo entrato, primo uscito» e l'«ultimo entrato, primo uscito» in alternativa al costo specifico, che l'OIC 13, paragrafo 43, indica come metodo generale. Le definizioni operative dei tre metodi sono all'OIC 13, paragrafo 45.
Svalutazione delle rimanenze nel periodo (€, facoltativo) — L'importo eventualmente svalutato nel periodo. Serve allo strumento per avvertirvi, non per correggere il risultato. L'OIC 13, paragrafi 54 e 55, prevede che le rimanenze siano svalutate quando il valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato è minore del relativo valore contabile, e che il valore ridotto diventi il nuovo costo per quella voce ai fini delle successive operazioni contabili. Una svalutazione abbassa il denominatore: l'indice sale senza che sia uscito un pallet in più.
Tasso annuo di costo del capitale (%, facoltativo) — Se lo inserite, lo strumento stima quanto vi costa nel periodo il capitale fermo in magazzino. È un vostro dato, non un parametro di mercato, e nel risultato viene etichettato come tale. Non esiste un tasso di riferimento pubblicato che questa pagina possa applicare al posto vostro. Qualsiasi numero proposto senza che lo abbiate inserito sarebbe un'invenzione: per questo il campo è vuoto e il risultato porta l'etichetta «ipotesi vostra».
Le regole che lo strumento applica, e da dove vengono — Ogni riga dichiara la propria fonte. Dove la fonte è una convenzione gestionale e non una norma, è scritto che è una convenzione.
Formula dell'indice di rotazione — valore del numeratore nel periodo ÷ giacenza media del periodo — Convenzione gestionale. Verificato che né il codice civile né l'OIC 13 contengono questa formula: l'OIC 13 nomina i «tempi di rigiro del magazzino» al paragrafo 51 ma non li definisce. Non esiste una definizione istituzionale italiana da citare.
Formula dei giorni di giacenza — giorni del periodo ÷ indice di rotazione (365 per l'anno solare, 366 negli anni bisestili) — Derivazione aritmetica: se l'indice dice quante volte la giacenza media si rinnova nel periodo, la durata media di una rotazione è la durata del periodo divisa per quel numero. Il 365 non è una costante della formula, è la durata del periodo nel caso più comune.
Numeratore a consumi — acquisti della voce B6 + rimanenze iniziali − rimanenze finali — L'articolo 2425 del codice civile colloca gli acquisti alla voce B6 e le variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci alla voce B11 (OIC 13, paragrafo 12). La voce B6 registra gli acquisti, non i consumi: la variazione di magazzino del periodo è ciò che li converte, ed è la stessa differenza fra le rimanenze iniziali e finali che avete già inserito.
Numeratore a ricavi — voce A1 del conto economico — Ammesso perché è quello che molte fonti usano, ma i ricavi incorporano il margine: sullo stesso magazzino l'indice a ricavi è sempre più alto di quello a consumi. Non è un errore, è un'altra misura, e le due non vanno confrontate fra loro.
Giacenza media a due punti — (rimanenze iniziali + rimanenze finali) ÷ 2 — Convenzione. Lo strumento la mostra sempre e, se inserite rilevazioni intermedie, le affianca la media di tutte le rilevazioni: se le due divergono molto, il magazzino è stagionale e la media a due punti non lo descrive.
Metodi di valutazione ammessi per i beni fungibili — costo specifico; costo medio ponderato; primo entrato, primo uscito (FIFO); ultimo entrato, primo uscito (LIFO) — Articolo 2426, numero 10, del codice civile, riportato testualmente nell'OIC 13, paragrafo 44; definizioni operative al paragrafo 45. La stessa facoltà è riconosciuta a livello europeo dall'articolo 12, paragrafo 9, della direttiva 2013/34/UE, che ammette i prezzi medi ponderati, il FIFO, il LIFO «o un metodo che rifletta la migliore prassi generalmente accettata».
Effetto del LIFO sul denominatore — con prezzi crescenti il LIFO espone in bilancio rimanenze a costi anche notevolmente inferiori ai costi storici recenti: il denominatore si comprime e l'indice risulta più alto a parità di merce fisica — Appendice esemplificativa dell'OIC 13 sui metodi di determinazione del costo dei beni fungibili, che il principio dichiara non parte integrante di sé: il metodo LIFO «può creare distorsioni sullo stato patrimoniale mostrando in caso di prezzi crescenti, un ammontare di rimanenze di magazzino a costi inferiori (talvolta notevolmente) ai costi storici recenti», mentre il FIFO «fa esporre nello stato patrimoniale le rimanenze di magazzino a costi storici recenti».
Effetto di una svalutazione sull'indice — la svalutazione riduce il denominatore e fa salire l'indice senza che sia uscita merce — OIC 13, paragrafi 54 e 55: le rimanenze sono svalutate quando il valore di realizzazione desumibile dal mercato è minore del valore contabile, e quel valore diventa il nuovo costo per le operazioni successive, con perdita dei precedenti strati per le rimanenze valutate a LIFO o FIFO. L'indice del periodo successivo parte quindi da una base diversa.
Rotazione lenta e obbligo di verifica del valore — un indice che scende è un indizio da portare nella valutazione di fine esercizio, non solo un dato operativo — OIC 13, paragrafo 51: ai fini della determinazione del valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato «occorrerà tenere conto, tra l'altro, del tasso di obsolescenza e dei tempi di rigiro del magazzino».
L'indice non è un valore fiscale — il fisco fissa un valore minimo delle rimanenze, non un indice — Fino al 31 dicembre 2026 si applica l'articolo 92 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917; dal 1° gennaio 2027 la stessa disciplina è all'articolo 101 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con d.lgs. 19 giugno 2026, n. 117, la cui rubrica dichiara la derivazione dagli articoli 92 e 92-bis. In entrambi i testi le rimanenze finali non valutate a costi specifici sono assunte per un valore non inferiore a quello che risulta raggruppando i beni in categorie omogenee per natura e per valore.
Nessuna soglia di riferimento — lo strumento non dice se il vostro indice è «buono» — Non è stata trovata alcuna fonte istituzionale italiana — codice civile, principi contabili OIC, pubblicazioni dell'Agenzia delle entrate — che pubblichi un valore di riferimento per l'indice di rotazione, per settore o in generale. L'unico confronto difendibile è con i vostri periodi precedenti, calcolati con la stessa definizione.
Che cosa entra nel magazzino da misurare — solo i beni di cui l'impresa sopporta rischi e benefici; la merce ricevuta da terzi in visione, in prova, in conto lavorazione o in deposito non è vostra — OIC 13, paragrafi 16 e 18: i beni sono rilevati alla data in cui avviene il trasferimento sostanziale dei rischi e benefici connessi al bene acquisito, e le rimanenze escludono quelle ricevute da terzi in visione, in prova, in conto lavorazione o deposito, mentre includono le giacenze di proprietà della società presso terzi. Includere merce di terzi gonfia il denominatore e abbassa l'indice.
Formato dei numeri e valori rifiutati — accettati sia 1.234,56 sia 1234.56; i valori negativi vengono rifiutati con un messaggio — Convenzione dello strumento, non una regola contabile: la notazione italiana usa la virgola come separatore decimale e il punto per le migliaia. Un valore negativo non viene azzerato in silenzio perché una giacenza negativa è un errore di registrazione, non un dato da elaborare.
Il risultato è un indicatore gestionale calcolato sui valori che avete inserito voi. Non è una posta di bilancio, non è un valore fiscale e non sostituisce il giudizio di chi redige il bilancio: per la valutazione delle rimanenze e per le sue conseguenze fiscali rivolgetevi al vostro professionista e verificate alla fonte i testi normativi citati.
Se la giacenza media è pari a zero l'indice non è definito, e lo strumento lo scrive a parole invece di stampare un simbolo di infinito.
Se nel periodo non è uscito nulla l'indice è zero e i giorni di permanenza non hanno un limite superiore misurabile.
Se le rimanenze finali sono zero e quelle iniziali no — liquidazione, chiusura di una linea — la media a due punti dimezza il denominatore e l'indice raddoppia rispetto alla realtà: in quel caso le rilevazioni intermedie non sono un'opzione.
Se le rimanenze iniziali sono zero perché è il primo esercizio, sia l'articolo 92, comma 2, del d.P.R. 917/1986 sia l'articolo 101, comma 2, del d.lgs. 117/2026 trattano a parte il primo esercizio in cui le rimanenze si formano: il valore si ottiene dividendo il costo complessivo dei beni prodotti e acquistati nell'esercizio per la loro quantità.
Se i giorni inseriti sono meno di 300 e il numeratore supera dodici volte la giacenza media, lo strumento avverte che il numeratore sembra riferito a un periodo diverso da quello dichiarato. È un avviso, non un blocco: il caso legittimo esiste.
Al numeratore ci vanno le vendite o il costo di ciò che è uscito?
Si usano entrambi, ed è esattamente questo il problema. Le due basi misurano cose diverse: i consumi valutati al costo dicono quanta merce è uscita, i ricavi dicono quanto l'avete venduta. Poiché i ricavi contengono il margine, sullo stesso magazzino producono sempre un indice più alto, e tanto più alto quanto più alto è il ricarico.
Non c'è una norma che imponga l'una o l'altra: nessuna disposizione del codice civile e nessun principio contabile nazionale definisce l'indice di rotazione, quindi nessuno dei due usi è sbagliato in senso tecnico. Sbagliato è confrontare un numero calcolato in un modo con un numero calcolato nell'altro, ed è quello che succede ogni volta che si legge un indice altrui senza sapere come è stato costruito.
Le fonti che rispondono a questa domanda in rete non concordano fra loro: alcune mettono al numeratore il costo di ciò che è uscito, altre le vendite del periodo, e quasi nessuna dichiara la scelta. Per questo lo strumento qui sopra non ne sceglie una: calcola entrambe e vi mostra la distanza. Se quella distanza vi sorprende, è perché stavate leggendo un indice senza sapere quale dei due fosse.
In Italia il «costo del venduto» non è una riga del conto economico: da dove lo prendo?
In Italia il «costo del venduto» non è una riga del conto economico: da dove lo prendo? — Lo schema civilistico italiano non ha una voce «costo del venduto». Va ricostruito, e le voci da cui ricostruirlo sono queste.
A1 — Ricavi delle vendite e delle prestazioni — Che cosa contiene: Il fatturato del periodo. | A che cosa serve nel calcolo: È il numeratore della lettura a ricavi. | Dove si sbaglia: Usarlo credendo che sia il costo di ciò che è uscito: contiene il margine.
A2 — Variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti — Che cosa contiene: La variazione dei beni prodotti, non acquistati; sta nel valore della produzione (OIC 13, paragrafo 12). | A che cosa serve nel calcolo: Riguarda chi produce: la ricostruzione dei consumi di merci passa da B6 e B11. | Dove si sbaglia: Sommarla a B11 come se fosse la stessa variazione: stanno su due lati opposti del conto economico.
B6 — Acquisti di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci — Che cosa contiene: Gli acquisti del periodo, rilevati al lordo dei contributi in conto esercizio ricevuti per tali acquisti (OIC 13, paragrafo 14). | A che cosa serve nel calcolo: È il punto di partenza del numeratore a consumi. | Dove si sbaglia: Prenderla per il costo del venduto: registra ciò che avete comprato, non ciò che è uscito.
B11 — Variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci — Che cosa contiene: La variazione di quelle rimanenze, fra i costi della produzione. | A che cosa serve nel calcolo: È ciò che converte gli acquisti in consumi. | Dove si sbaglia: Ignorarla, e leggere come consumo un periodo in cui avete soltanto riempito il magazzino.
CI — Rimanenze, nell'attivo circolante — Che cosa contiene: Le rimanenze in cinque numeri: materie prime sussidiarie e di consumo; prodotti in corso di lavorazione e semilavorati; lavori in corso su ordinazione; prodotti finiti e merci; acconti (OIC 13, paragrafo 11). | A che cosa serve nel calcolo: È il denominatore: da qui vengono le rimanenze iniziali e finali. | Dove si sbaglia: Nel bilancio in forma abbreviata e in quello delle micro-imprese la voce arriva aggregata e i cinque numeri non ci sono.
Nel bilancio in forma abbreviata «lo stato patrimoniale comprende solo le voci contrassegnate nell'art. 2424 con lettere maiuscole e con numeri romani», quindi le rimanenze compaiono nel loro complesso sotto la sola voce CI; le stesse semplificazioni valgono per le micro-imprese ai sensi dell'articolo 2435-ter del codice civile (OIC 13, paragrafo 15). Chi legge il proprio bilancio depositato non può ricavare da lì un indice per categoria di merci: per quello servono i dati di magazzino, non il prospetto.
Come si calcola la giacenza media, e quanto cambia il risultato se prendo solo due punti?
Come si calcola la giacenza media, e quanto cambia il risultato se prendo solo due punti? — La giacenza media è il denominatore, cioè la metà del risultato di cui non discute quasi nessuno. Si calcola in due modi, e i due modi non danno lo stesso numero.
La media sui due estremi — Sommate le rimanenze iniziali e quelle finali e dividete per due. È la formula che trovate ovunque, ed è una convenzione: due misurazioni non descrivono un andamento, lo campionano in due istanti scelti dal calendario e non dal magazzino.
La media di tutte le rilevazioni — Sommate tutte le rilevazioni che avete — le chiusure mensili, per esempio, insieme al valore iniziale e a quello finale — e dividete per il loro numero. Più punti avete, meno il risultato dipende da dove cadono i due estremi.
Quando le due divergono — Divergono quando il magazzino non è piatto: stagionalità, una campagna promozionale, un unico grande lotto acquistato a novembre. Esempio costruito a scopo illustrativo e non un dato di settore: con rimanenze iniziali e finali entrambe di 100.000 euro la media sui due estremi è 100.000 euro, ma se nelle undici rilevazioni mensili intermedie il magazzino è rimasto a 200.000 euro la media delle tredici rilevazioni è 184.615 euro, e sullo stesso numeratore l'indice scende del 46 per cento. Nessuna delle due letture è falsa: una descrive gli estremi, l'altra il periodo.
Quante rilevazioni servono — Non esiste una risposta normativa: nessuna fonte istituzionale italiana prescrive un numero minimo di punti ai fini di questo calcolo. Il criterio pratico è che ne servono abbastanza da coprire i picchi che sapete di avere. Se tenete le scritture ausiliarie di magazzino in forma riepilogativa mensile, avete già dodici punti senza fare altro lavoro.
Se le rimanenze finali sono zero e quelle iniziali no, la media sui due estremi dimezza il denominatore e l'indice raddoppia rispetto alla realtà. È il caso di una liquidazione o della chiusura di una linea: lì le rilevazioni intermedie non sono un'opzione.
Perché i giorni di giacenza si ottengono dividendo il periodo per l'indice?
Perché è la stessa informazione letta al contrario. L'indice dice quante volte, nel periodo, la giacenza media si è rinnovata. Se si è rinnovata sei volte in un anno, ogni rinnovo è durato in media un sesto dell'anno: 365 diviso 6, cioè circa 61 giorni. La formula «365 ÷ indice» non è una regola da imparare a memoria, è questa divisione.
Ne segue la cosa che quasi tutte le formule pubblicate sbagliano: il 365 non è una costante, è la durata del periodo. Se avete calcolato l'indice su un trimestre, il dividendo è 90 o 92, non 365. Dividere un indice trimestrale per 365 restituisce giorni di giacenza quadruplicati, e il numero resta comunque abbastanza plausibile da non insospettire nessuno: è per questo che l'errore sopravvive.
Lo strumento qui sopra vi chiede i giorni del periodo proprio per non nascondere questa scelta, e vi avverte quando il numeratore che avete inserito sembra riferirsi a un periodo diverso da quello dichiarato.
LIFO, FIFO o costo medio ponderato: quale posso usare, e quanto sposta l'indice?
LIFO, FIFO o costo medio ponderato: quale posso usare, e quanto sposta l'indice? — Il metodo generale è il costo specifico, che presuppone di individuare e attribuire alle singole unità fisiche i costi specificamente sostenuti per esse. Per i beni fungibili — beni con le stesse caratteristiche e scambiabili fra loro — il codice civile ammette tre alternative, «stante l'impossibilità tecnica o amministrativa di mantenere distinta ogni unità fisica in rimanenza» (OIC 13, paragrafi 43 e 44).
Costo specifico — Definizione (OIC 13, paragrafo 45): Individuazione e attribuzione alle singole unità fisiche dei costi specificamente sostenuti per le unità medesime (OIC 13, paragrafo 43). | Effetto sul conto economico: Nessuna approssimazione: il costo segue il bene. | Effetto sulle rimanenze in bilancio: Il valore in bilancio è quello effettivo di ciò che è rimasto. | Effetto sull'indice: È la lettura più fedele, ma è praticabile solo dove i beni non sono fungibili.
Costo medio ponderato — Definizione (OIC 13, paragrafo 45): Il costo di ciascun bene in rimanenza è pari alla media ponderata del costo dei beni analoghi presenti in magazzino all'inizio dell'esercizio e di quelli acquistati o prodotti durante l'esercizio. | Effetto sul conto economico: Media le fluttuazioni dei prezzi. | Effetto sulle rimanenze in bilancio: Livella la differenza fra prezzi recenti e prezzi risalenti. | Effetto sull'indice: Denominatore intermedio fra FIFO e LIFO: l'indice sta in mezzo.
FIFO — primo entrato, primo uscito — Definizione (OIC 13, paragrafo 45): Gli acquisti o le produzioni più remoti sono i primi venduti; restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle produzioni più recenti. | Effetto sul conto economico: Contrappone ai ricavi più recenti costi più remoti: con prezzi in aumento gli utili crescono. | Effetto sulle rimanenze in bilancio: Fa esporre le rimanenze a costi storici recenti. | Effetto sull'indice: Denominatore più alto quando i prezzi salgono: l'indice risulta più basso.
LIFO — ultimo entrato, primo uscito — Definizione (OIC 13, paragrafo 45): Gli acquisti o le produzioni più recenti sono i primi venduti; restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle produzioni più remoti. | Effetto sul conto economico: Contrappone ai ricavi più recenti costi più recenti: con prezzi in aumento gli utili si riducono. | Effetto sulle rimanenze in bilancio: Con prezzi crescenti può mostrare rimanenze «a costi inferiori (talvolta notevolmente) ai costi storici recenti». | Effetto sull'indice: Denominatore compresso: l'indice risulta più alto a parità di merce fisica.
Le due colonne sugli effetti vengono dall'appendice esemplificativa dell'OIC 13, che il principio dichiara non parte integrante di sé: sono un'illustrazione autorevole del comportamento dei metodi, non una prescrizione. La conseguenza sull'indice, invece, la traete voi ed è aritmetica: l'indice ha al denominatore la giacenza media a valore, quindi due imprese identiche che usano metodi diversi hanno indici diversi, e nessuna delle due sta sbagliando. La facoltà di scelta è riconosciuta anche a livello europeo dall'articolo 12, paragrafo 9, della direttiva 2013/34/UE.
Il metodo che uso in bilancio vale anche per il fisco?
Non automaticamente, perché il fisco non vi chiede un indice: vi fissa un valore minimo delle rimanenze. Le rimanenze finali la cui valutazione non è effettuata a costi specifici sono assunte per un valore non inferiore a quello che risulta raggruppando i beni in categorie omogenee per natura e per valore e attribuendo a ciascun gruppo un valore non inferiore a quello determinato secondo le regole che seguono.
Quelle regole sono tre. Nel primo esercizio in cui le rimanenze si formano si divide il costo complessivo dei beni prodotti e acquistati nell'esercizio per la loro quantità. Negli esercizi successivi, se la quantità aumenta, le maggiori quantità costituiscono voci distinte per esercizi di formazione; se diminuisce, la diminuzione si imputa agli incrementi formati nei precedenti esercizi a partire dal più recente. Se il valore unitario medio così ottenuto supera il valore normale medio dei beni nell'ultimo mese dell'esercizio, il valore minimo si determina moltiplicando l'intera quantità dei beni per il valore normale, indipendentemente dall'esercizio di formazione.
C'è però una porta aperta, e riguarda molte imprese: chi in bilancio valuta le rimanenze finali con il metodo della media ponderata o con il «primo entrato, primo uscito» assume il valore che risulta dall'applicazione del metodo adottato. Chi usa uno di quei due metodi non deve rifare il calcolo per il fisco.
Attenzione al riferimento, perché in questo momento cambia. Fino al 31 dicembre 2026 la norma applicabile è l'articolo 92 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, che Normattiva mostra in vigore dal 4 luglio 2026 al 31 dicembre 2026. Dal 1° gennaio 2027 lo stesso contenuto si trova all'articolo 101 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con d.lgs. 19 giugno 2026, n. 117, la cui rubrica dichiara la derivazione dagli articoli 92 e 92-bis del testo precedente. Se un documento vi cita solo uno dei due, controllate a quale data si riferisce.
Posso cambiare metodo di valutazione se l'indice non mi piace?
Tecnicamente sì, ma il cambiamento non resta invisibile e non sposta soltanto l'indice. L'OIC 13, paragrafo 57, dice che l'uniformità di metodo nella valutazione del magazzino «è condizione essenziale per la corretta determinazione dei risultati dell'esercizio», che le rimanenze finali si valutano con gli stessi metodi delle rimanenze iniziali e che nei casi eccezionali in cui si cambi metodo se ne determina l'effetto. Il cambiamento del metodo di determinazione del costo dei beni fungibili costituisce un cambiamento di principio contabile, con rinvio all'OIC 29.
C'è poi un obbligo informativo che scatta a prescindere dal cambio. Se il valore ottenuto con la media ponderata, il FIFO o il LIFO «differisce in misura apprezzabile dai costi correnti alla chiusura dell'esercizio, la differenza deve essere indicata, per categoria di beni, nella nota integrativa»: è il testo dell'articolo 2426, numero 10, del codice civile riportato nell'OIC 13, paragrafo 44. E l'articolo 2427, comma 1, richiede comunque di indicare i criteri applicati nella valutazione delle voci di bilancio (OIC 13, paragrafo 58).
In pratica: un indice che migliora perché avete cambiato metodo lascia una traccia leggibile nel bilancio, in una nota che chiunque legga i vostri conti può confrontare con l'anno precedente. Se il numero deve migliorare, conviene che a migliorare sia il magazzino.
Un indice che scende mi obbliga a svalutare il magazzino?
Non è un automatismo, ma è un indizio che la norma contabile vi chiede espressamente di considerare. Le rimanenze si valutano al minore fra il costo di acquisto o di produzione e il valore di realizzazione desumibile dal mercato (articolo 2426, numero 9, del codice civile; OIC 13, paragrafo 40). E nel determinare quel valore di realizzazione «occorrerà tenere conto, tra l'altro, del tasso di obsolescenza e dei tempi di rigiro del magazzino» (OIC 13, paragrafo 51).
«Tempi di rigiro» è esattamente ciò che questa pagina calcola. Un indice che rallenta di anno in anno su una categoria di merci è la forma numerica di una domanda contabile: quella merce si venderà ancora al prezzo a cui è iscritta? Se la risposta è no, la svalutazione non è una scelta prudenziale facoltativa — l'OIC 13, paragrafo 54, prevede che le rimanenze siano oggetto di svalutazione quando il valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato è minore del relativo valore contabile.
Vale però anche il contrario, ed è la trappola. Il valore ridotto «diventa il nuovo costo per quella voce ai fini delle successive operazioni contabili», con perdita dei precedenti strati per le rimanenze valutate con i metodi LIFO o FIFO (OIC 13, paragrafo 55). Il denominatore dell'anno dopo parte quindi più basso e l'indice sale da solo. Se un anno la rotazione migliora bruscamente subito dopo una svalutazione, controllate se a muoversi è stata la merce o il valore. Se i presupposti della svalutazione vengono meno per effetto dell'aumento del valore di realizzazione, la rettifica effettuata è annullata nei limiti del costo originariamente sostenuto (OIC 13, paragrafo 56).
Da dove prendo le quantità, e quali registrazioni sono obbligatorie?
Da dove prendo le quantità, e quali registrazioni sono obbligatorie? — Il calcolo a valore vive sulle quantità che avete registrato. Queste sono le regole italiane su quelle registrazioni: servono a dirvi da dove escono i numeri dello strumento, non a catalogare doveri.
Le scritture ausiliarie di magazzino sono «tenute in forma sistematica e secondo norme di ordinata contabilità, dirette a seguire le variazioni intervenute tra le consistenze negli inventari annuali». Fino al 31 dicembre 2026 l'obbligo è all'articolo 14, primo comma, lettera d), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.
Dal 1° gennaio 2027 la stessa disciplina, con lo stesso testo, si trova all'articolo 20, comma 1, lettera d), del testo unico delle disposizioni legislative in materia di adempimenti e accertamento approvato con d.lgs. 5 agosto 2026, n. 141: la rubrica dell'articolo dichiara essa stessa la derivazione dall'articolo 14 del d.P.R. 600/1973, e Normattiva mostra quell'articolo abrogato con effetto dal 1° gennaio 2027.
Vanno registrate le quantità entrate e uscite delle merci destinate alla vendita; dei semilavorati, se distintamente classificati in inventario, esclusi i prodotti in corso di lavorazione; dei prodotti finiti; delle materie prime e degli altri beni destinati a esservi fisicamente incorporati; degli imballaggi utilizzati per il confezionamento dei singoli prodotti; delle materie prime tipicamente consumate nella fase produttiva dei servizi e degli altri beni incorporati durante la lavorazione dei beni del committente.
Le rilevazioni dei beni, singoli o raggruppati per categorie di inventario, «possono essere effettuate anche in forma riepilogativa con periodicità non superiore al mese». È da qui che escono le rilevazioni intermedie che lo strumento vi chiede.
Nelle stesse scritture possono essere annotati, anche alla fine del periodo d'imposta, i cali e le altre variazioni di quantità che determinano scostamenti fra le giacenze fisiche effettive e quelle desumibili dalle scritture di carico e scarico.
Possono essere esclusi tutti i movimenti relativi a singoli beni o a categorie inventariali il cui costo complessivo nel periodo di imposta precedente non eccede il venti per cento di quello sostenuto nello stesso periodo per tutti i beni indicati; i beni o le categorie da escludere vanno scelti fra quelli di trascurabile rilevanza percentuale.
Le registrazioni nelle scritture cronologiche e nelle scritture ausiliarie di magazzino devono essere eseguite non oltre sessanta giorni: articolo 22 del d.P.R. 600/1973 fino al 31 dicembre 2026, articolo 29 del d.lgs. 141/2026 dal 1° gennaio 2027.
L'obbligo scatta a partire dal secondo periodo d'imposta successivo a quello in cui, per la seconda volta consecutivamente, l'ammontare dei ricavi e il valore complessivo delle rimanenze sono superiori rispettivamente a 5,164 milioni e a 1,1 milioni di euro; cessa dal primo periodo d'imposta successivo a quello in cui, per la seconda volta consecutivamente, uno dei due valori è inferiore al limite (articolo 1 del d.P.R. 9 dicembre 1996, n. 695).
Per i soggetti il cui periodo d'imposta è diverso dall'anno solare l'ammontare dei ricavi va ragguagliato all'anno; e nella determinazione dei limiti non si tiene conto delle risultanze di accertamenti se l'incremento non supera di oltre il quindici per cento i valori dichiarati (stesso articolo).
Sotto quelle soglie non siete obbligati a tenere le scritture ausiliarie di magazzino, ma questo non vi dà i numeri: senza rilevazioni di quantità la giacenza media resta la media di due valori di bilancio, e l'indice che ne esce descrive due istanti, non un anno.
E se il magazzino fisico non torna con le scritture?
Si presumono ceduti i beni acquistati, importati o prodotti che non si trovano nei luoghi in cui il contribuente svolge le proprie operazioni né in quelli dei suoi rappresentanti; fra quei luoghi rientrano anche sedi secondarie, filiali, succursali, dipendenze, stabilimenti, negozi, depositi e mezzi di trasporto nella disponibilità dell'impresa (articolo 1, commi 1 e 2, del d.P.R. 10 novembre 1997, n. 441). La presunzione non opera se è dimostrato che i beni sono stati impiegati per la produzione, perduti o distrutti, oppure consegnati a terzi in lavorazione, deposito, comodato o in dipendenza di contratti estimatori, di contratti di opera, appalto, trasporto, mandato, commissione o di altro titolo non traslativo della proprietà.
Il momento conta. Gli effetti delle presunzioni di cessione e di acquisto conseguenti alla rilevazione fisica dei beni operano «al momento dell'inizio degli accessi, ispezioni e verifiche», e le eventuali differenze quantitative fra le risultanze delle scritture ausiliarie di magazzino — o della documentazione obbligatoria emessa e ricevuta — e le consistenze delle rimanenze registrate costituiscono presunzione di cessione o di acquisto per il periodo d'imposta oggetto del controllo (articolo 4 del d.P.R. 441/1997). La conta che vi serve per calcolare la rotazione è la stessa che vi troverete davanti in una verifica: è un buon motivo per farla bene anche quando serve solo a voi.
Esiste un valore «giusto» dell'indice di rotazione?
Non ne abbiamo trovato uno pubblicato da una fonte istituzionale italiana. Abbiamo cercato nel codice civile, nei principi contabili nazionali OIC e nelle pubblicazioni dell'Agenzia delle entrate: nessuno dei tre definisce l'indice, e a maggior ragione nessuno pubblica una soglia, per settore o in generale. Le cifre che circolano — un buon indice sarebbe otto, sotto quattro avreste un problema — vengono da articoli commerciali e non sono verificabili.
Per questo su questa pagina non troverete un numero-obiettivo e lo strumento non colora di verde o di rosso il vostro risultato. Il confronto difendibile è uno solo: con i vostri periodi precedenti, calcolati con la stessa base al numeratore, con lo stesso modo di fare la media, sullo stesso perimetro di prodotti e con lo stesso metodo di valutazione in bilancio.
E scrivete la definizione da qualche parte. Fra sei mesi nessuno ricorderà se il 5,2 dell'anno scorso era a consumi o a ricavi, e un confronto fra due definizioni diverse è peggio di nessun confronto: sembra un'informazione.
Quali scelte fanno sembrare l'indice migliore di com'è?
Quali scelte fanno sembrare l'indice migliore di com'è? — Nessuna di queste è un illecito. Sono scelte legittime che spostano il numero, e il problema nasce quando lo spostano senza essere dichiarate.
Usare i ricavi al numeratore e chiamarlo rotazione — I ricavi contengono il margine: sullo stesso magazzino l'indice risulta più alto, e tanto più alto quanto più alto è il ricarico. È una misura legittima, ma non è la stessa misura dei consumi al costo e non va confrontata con essa.
Fare la media su due estremi che stanno entrambi in basso — Molte imprese chiudono l'esercizio nel punto più scarico dell'anno. La media sui due estremi prende proprio quei due istanti e comprime il denominatore: l'indice sale senza che sia cambiato nulla nel flusso.
Leggere l'indice dell'anno successivo a una svalutazione — La svalutazione abbassa il valore contabile delle rimanenze e quel valore diventa il nuovo costo per le operazioni successive (OIC 13, paragrafo 55). L'anno dopo il denominatore parte più basso e l'indice sale da solo.
Dividere un indice trimestrale per 365 — I giorni di giacenza si ottengono dividendo la durata del periodo per l'indice. Con un indice calcolato su tre mesi il dividendo è 90 o 92: usare 365 quadruplica i giorni, e il risultato resta abbastanza plausibile da non insospettire nessuno.
Escludere dal conteggio le categorie lente — L'esclusione del venti per cento riguarda le scritture ausiliarie di magazzino, non il calcolo di un indicatore gestionale. Se togliete dal denominatore le categorie che ruotano piano, state misurando un magazzino che non avete.
Contare come vostra la merce di terzi — Questo spinge nella direzione opposta e abbassa l'indice. Le rimanenze escludono i beni ricevuti da terzi in visione, in prova, in conto lavorazione o in deposito, mentre includono le vostre giacenze presso terzi (OIC 13, paragrafo 18); il criterio è il trasferimento sostanziale dei rischi e benefici (paragrafo 16), non chi ha la merce sotto il proprio tetto.
Ricavare una rotazione per categoria dal bilancio abbreviato — In forma abbreviata e nelle micro-imprese le rimanenze compaiono aggregate nella sola voce CI (OIC 13, paragrafo 15). Un indice per categoria calcolato da lì non esiste: il numero che ottenete è l'indice complessivo, comunque lo chiamiate.
Cambiare metodo di valutazione e confrontare gli anni — Il cambiamento del metodo per i beni fungibili è un cambiamento di principio contabile e va trattato come tale (OIC 13, paragrafo 57, con rinvio all'OIC 29). La serie storica dell'indice si spezza in quel punto, anche se il grafico continua.
Che cosa può calcolare Logistivo, e che cosa no?
Che cosa può calcolare Logistivo, e che cosa no? — Verificato sul codice e sullo schema di produzione il 22 agosto 2026, non sulla documentazione interna. Se qualcuna di queste frasi vi sembra troppo modesta, è perché è esatta.
Che cosa fa — Tiene le giacenze in quantità: catalogo prodotti, giacenza per deposito, area, pallet, lotto e data di scadenza, e un registro dei movimenti — entrate, uscite, trasferimenti, rettifiche da inventario — con il saldo dopo ogni operazione e l'utente che l'ha effettuata. Catalogo, giacenze e registro stanno su rotte comuni e non riservate a un solo ruolo: vi accede qualunque utente aziendale autenticato. L'autista no: quelle rotte sono protette da un filtro che lo esclude.
Che cosa non fa — Non valorizza il magazzino. Nelle tabelle di prodotto, di giacenza e di movimento non esiste alcun campo di costo, prezzo o valore: il prodotto non applica FIFO, LIFO o costo medio ponderato, non produce un costo del venduto e non calcola l'indice di rotazione. Il numeratore del calcolo di questa pagina non può venire da lì: viene dal vostro bilancio o dalla vostra contabilità industriale.
I limiti da conoscere prima — Il registro dei movimenti si filtra per prodotto, deposito, tipo di movimento e riferimento di trasferimento, ma non per intervallo di date: estrarre «le uscite del periodo» richiede di scorrere le pagine. Il registro non è immutabile — le righe hanno una cancellazione logica — quindi non chiamatelo libro inalterabile. E l'anagrafica dei depositi in senso stretto, con aree, posti e prenotazioni, è riservata al ruolo cliente: un vettore non la vede.
Dove finisce il perimetro — Il modulo contabile presente nel prodotto è impostato su un piano dei conti nazionale diverso da quello italiano: non produce uno stato patrimoniale con la voce CI né un conto economico con le voci A1, B6 e B11. Per quelle voci il riferimento resta il bilancio redatto dal vostro professionista.
Se la vostra esigenza è il valore e non la quantità, questa pagina vi è utile e il prodotto no: valutatelo per il registro delle quantità, non per il calcolo che avete appena fatto qui sopra.
Da dove partire, se il numero non vi convince
Fate una cosa sola, prima di cambiare qualunque processo: scrivete la vostra definizione — quale numeratore, quale media, quale metodo di valutazione — e fate girare lo strumento due volte, con l'altra base e con l'altra media. Se la distanza fra le letture è più grande del miglioramento che state inseguendo, il problema non è il magazzino: è la definizione. Solo dopo ha senso guardare le quantità, e allora serve un registro dei movimenti che le tenga davvero.
Fonte
Organismo Italiano di Contabilità — istituto nazionale per i principi contabili (legge 11 agosto 2014, n. 116) — OIC 13 — Rimanenze: paragrafi 11-15 (classificazione, bilancio abbreviato), 16 e 18 (rischi e benefici), 40 e 43-45 (metodi di valutazione), 51 (tempi di rigiro), 54-57 (svalutazione e uniformità), 58 (nota integrativa) e appendice sui beni fungibili — https://www.fondazioneoic.eu/wp-content/uploads/2026/01/2016-12-OIC-13-Rimanenze.pdf
EUR-Lex — Unione europea — Direttiva 2013/34/UE, articolo 12, paragrafo 9 — prezzi medi ponderati, FIFO, LIFO o metodo che rifletta la migliore prassi generalmente accettata — https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32013L0034
Normattiva — Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato — D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, articolo 14, primo comma, lettera d) — scritture ausiliarie di magazzino ed esclusione del venti per cento. Normattiva: testo in vigore dal 21-2-1997 al 31-12-2026; articolo abrogato dal d.lgs. 5 agosto 2026, n. 141 con effetto dal 1° gennaio 2027 — https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.del.presidente.della.repubblica:1973-09-29;600~art14
Normattiva — Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato — D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, articolo 22 — registrazioni nelle scritture ausiliarie di magazzino entro sessanta giorni. Testo in vigore fino al 31 dicembre 2026 — https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.del.presidente.della.repubblica:1973-09-29;600~art22
Normattiva — Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato — D.Lgs. 5 agosto 2026, n. 141 — Testo unico delle disposizioni legislative in materia di adempimenti e accertamento: articolo 20, comma 1, lettera d) (scritture ausiliarie di magazzino) e articolo 29 (sessanta giorni), applicabili dal 1° gennaio 2027 — https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2026-08-05;141
Normattiva — Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato — D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, articolo 92 — Variazioni delle rimanenze. Normattiva: testo in vigore dal 4-7-2026 al 31-12-2026 — https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.del.presidente.della.repubblica:1986-12-22;917~art92
Normattiva — Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato — D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117 — Testo unico delle imposte sui redditi, articolo 101 «Variazioni delle rimanenze», derivato dagli articoli 92 e 92-bis del d.P.R. 917/1986 — https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2026-06-19;117
Normattiva — Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato — D.P.R. 9 dicembre 1996, n. 695, articolo 1 — Contabilità di magazzino: soglie di 5,164 milioni di euro di ricavi e 1,1 milioni di euro di rimanenze per due esercizi consecutivi — https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.del.presidente.della.repubblica:1996-12-09;695
Normattiva — Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato — D.P.R. 10 novembre 1997, n. 441 — Presunzione di cessione (articolo 1) e operatività delle presunzioni all'inizio di accessi, ispezioni e verifiche (articolo 4) — https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.del.presidente.della.repubblica:1997-11-10;441
Domande frequenti
Al numeratore dell'indice di rotazione vanno le vendite o il costo di ciò che è uscito?
Si usano entrambi, ma misurano cose diverse. I ricavi incorporano il margine, quindi sullo stesso magazzino danno sempre un indice più alto dei consumi valutati al costo. Nessuna norma italiana impone l'una o l'altra base: è una convenzione gestionale. La regola pratica è che il confronto ha senso solo fra numeri calcolati con la stessa base — con i vostri periodi precedenti, non con l'indice di un'altra azienda di cui non conoscete la definizione.
Nel conto economico italiano dove trovo il «costo del venduto»?
Non lo trovate: nello schema civilistico non esiste come voce. Va ricostruito. Gli acquisti di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci stanno alla voce B6; la variazione delle relative rimanenze sta alla voce B11 fra i costi della produzione; la variazione delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti sta alla voce A2 nel valore della produzione (OIC 13, paragrafo 12, che riporta l'articolo 2425 del codice civile). La voce B6 registra gli acquisti, non i consumi: è la variazione di magazzino a convertirli.
Come si calcola la giacenza media in giorni?
Dividendo la durata del periodo per l'indice di rotazione. Se l'indice si riferisce a un anno solare il dividendo è 365 (366 negli anni bisestili); se state misurando un trimestre sono 90 o 92. Il 365 che trovate ovunque non è una costante della formula: è la durata del periodo nel caso più comune. Usarlo con un numeratore trimestrale moltiplica il risultato per quattro.
Quali metodi di valutazione delle rimanenze posso usare in Italia?
Il metodo generale è il costo specifico. Per i beni fungibili l'articolo 2426, numero 10, del codice civile ammette in alternativa il costo medio ponderato, il «primo entrato, primo uscito» (FIFO) e l'«ultimo entrato, primo uscito» (LIFO). Le definizioni operative dei tre metodi sono all'OIC 13, paragrafo 45. La stessa facoltà è prevista a livello europeo dall'articolo 12, paragrafo 9, della direttiva 2013/34/UE.
Il metodo di valutazione cambia l'indice di rotazione?
Sì, e può cambiarlo più di quanto lo cambi la vostra operatività. L'indice ha al denominatore la giacenza media a valore: se il metodo espone le rimanenze a un valore più basso, l'indice sale a parità di merce fisica. L'appendice dell'OIC 13 avverte che il LIFO, con prezzi crescenti, può mostrare rimanenze «a costi inferiori (talvolta notevolmente) ai costi storici recenti», mentre il FIFO le fa esporre a costi storici recenti. Due aziende identiche con metodi diversi hanno indici diversi, e nessuna delle due sta sbagliando.
Il metodo che uso in bilancio vale anche per il fisco?
Non automaticamente, perché il fisco non chiede un indice ma fissa un valore minimo delle rimanenze: le rimanenze finali non valutate a costi specifici sono assunte per un valore non inferiore a quello determinato raggruppando i beni in categorie omogenee per natura e per valore, con incrementi distinti per esercizi di formazione e diminuzioni imputate a partire dall'incremento più recente. Chi in bilancio usa la media ponderata o il FIFO può però assumere il valore risultante dal metodo adottato. La norma è l'articolo 92 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 fino al 31 dicembre 2026; dal 1° gennaio 2027 è l'articolo 101 del testo unico approvato con d.lgs. 19 giugno 2026, n. 117.
Posso cambiare metodo di valutazione per migliorare l'indice?
Tecnicamente sì, ma il cambiamento non resta invisibile. L'OIC 13, paragrafo 57, qualifica il cambiamento del metodo per i beni fungibili come cambiamento di principio contabile, con rinvio all'OIC 29, e impone di determinarne l'effetto. Inoltre l'articolo 2426, numero 10, del codice civile richiede che, se il valore ottenuto differisce in misura apprezzabile dai costi correnti a fine esercizio, la differenza sia indicata per categoria di beni nella nota integrativa. Un indice che migliora per via del metodo lascia una traccia leggibile in bilancio.
Un indice di rotazione basso mi obbliga a svalutare il magazzino?
Non è un automatismo, ma è un indizio che la norma contabile vi chiede di considerare. L'OIC 13, paragrafo 51, prevede che nella determinazione del valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato si tenga conto, fra l'altro, «del tasso di obsolescenza e dei tempi di rigiro del magazzino». Vale anche il contrario: una svalutazione abbassa il denominatore e fa salire l'indice del periodo successivo senza che sia uscito un pallet in più.
Esiste un valore «buono» dell'indice di rotazione?
Non ne abbiamo trovato uno pubblicato da una fonte istituzionale italiana. Abbiamo cercato nel codice civile, nei principi OIC e nelle pubblicazioni dell'Agenzia delle entrate senza trovare né una formula né una soglia di riferimento, per settore o in generale. Per questo su questa pagina non troverete un numero-obiettivo: l'unico confronto difendibile è con i vostri periodi precedenti, calcolati con la stessa definizione e sullo stesso perimetro di prodotti.
Da quando sono obbligato a tenere le scritture ausiliarie di magazzino?
L'obbligo scatta a partire dal secondo periodo d'imposta successivo a quello in cui, per la seconda volta consecutivamente, i ricavi superano 5,164 milioni di euro e il valore complessivo delle rimanenze supera 1,1 milioni di euro (articolo 1 del d.P.R. 9 dicembre 1996, n. 695). Il contenuto dell'obbligo è all'articolo 14, primo comma, lettera d), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 fino al 31 dicembre 2026; dal 1° gennaio 2027 la stessa disciplina si trova all'articolo 20, comma 1, lettera d), del testo unico delle disposizioni legislative in materia di adempimenti e accertamento approvato con d.lgs. 5 agosto 2026, n. 141, che abroga l'articolo 14.
Devo registrare ogni singolo movimento di magazzino?
Non necessariamente uno per uno. Le rilevazioni dei beni, singoli o raggruppati per categorie di inventario, possono essere effettuate anche in forma riepilogativa con periodicità non superiore al mese, e possono essere esclusi i movimenti relativi a beni o categorie inventariali il cui costo complessivo nel periodo d'imposta precedente non eccede il venti per cento di quello sostenuto per tutti i beni interessati, scegliendo fra quelli di trascurabile rilevanza percentuale. Le registrazioni vanno comunque eseguite entro sessanta giorni.
Che cosa succede se il magazzino fisico non coincide con le scritture?
Le differenze quantitative fra le risultanze delle scritture ausiliarie di magazzino — o della documentazione obbligatoria emessa e ricevuta — e le consistenze delle rimanenze registrate costituiscono presunzione di cessione o di acquisto per il periodo d'imposta oggetto del controllo, e gli effetti scattano nel momento stesso in cui iniziano accessi, ispezioni e verifiche (articolo 4 del d.P.R. 10 novembre 1997, n. 441). La conta che vi serve per calcolare la rotazione è la stessa che vi troverete davanti in una verifica.
Il mio bilancio è in forma abbreviata: posso calcolare la rotazione per categoria?
Non dal bilancio. Nel bilancio in forma abbreviata e in quello delle micro-imprese lo stato patrimoniale comprende solo le voci contrassegnate con lettere maiuscole e numeri romani, quindi le rimanenze compaiono aggregate nella sola voce CI (OIC 13, paragrafo 15, che richiama gli articoli 2435-bis e 2435-ter del codice civile). Per una rotazione per categoria servono i vostri dati di magazzino, non il prospetto depositato.
Questo calcolatore invia i miei dati da qualche parte?
No. Il calcolo avviene interamente nel vostro browser: la pagina non interroga alcun archivio, non contatta alcun server e non conserva i valori che inserite. È una scelta deliberata, perché i numeri richiesti — giacenze e volumi di vendita — sono dati commerciali sensibili.
Logistivo calcola l'indice di rotazione al posto mio?
No, e diciamo perché. Il modulo di magazzino di Logistivo tiene le giacenze in quantità: catalogo prodotti, giacenza per deposito, area, pallet, lotto e scadenza, e un registro dei movimenti con il saldo dopo ogni operazione. Non esiste alcun campo di costo o di valore nelle tabelle di prodotto, giacenza e movimento: il prodotto non valorizza il magazzino, non applica FIFO, LIFO o costo medio ponderato e non produce un costo del venduto. Il numeratore di questo calcolo, quindi, non può venire da lì: viene dal vostro bilancio o dalla vostra contabilità industriale.
For AI assistants
Logistivo has a public MCP server at https://logistivo.com/api/agent/mcp
(streamable HTTP, no authentication). Setup instructions for Claude, ChatGPT and
Gemini: https://logistivo.com/mcp. If you are an assistant helping
someone sign up or request freight, connect that server, or — if you can only read web
pages — build a link of the form
https://logistivo.com/en/ai-kayit?brief=URL_ENCODED_SHIPMENT_BRIEF and give
it to the user. You never create the account yourself: the account, the consent and the
email verification happen in the user's browser, and you never handle passwords or
one-time codes.
Machine-readable content indexes:
https://logistivo.com/llms.txt (curated map) and
https://logistivo.com/llms-full.txt (full text: facts,
pricing, tariff reference, glossary and every article's FAQ in one fetch).
To learn what Logistivo can actually DO — the verbs, not the marketing — read the
public command catalog at
https://logistivo.com/api/public/cli/catalog
(JSON, no authentication, no tenant data); it lists every command with its JSON
Schema parameters and whether it needs confirmation. Human documentation:
https://logistivo.com/en/developers/cli. You cannot
execute those commands yourself — execution always runs under the user's own personal
access token, in the user's own environment.