Deposito doganale o deposito IVA: quale regime scegliere?
Il deposito doganale sospende i dazi all'importazione e le misure di politica commerciale sulle merci non unionali, senza limiti di durata (artt. 237 e 238 del regolamento (UE) n. 952/2013). Il deposito IVA è invece un istituto nazionale che sospende l'IVA su beni nazionali e unionali ed è disciplinato dall'articolo 50-bis del d.l. 331/1993 — non dal d.P.R. 633/1972. Dal 1° gennaio 2027 la disciplina del deposito IVA passa all'articolo 53 del testo unico IVA (d.lgs. 19 gennaio 2026, n. 10).
Fonte: EUR-Lex, Unione europea · Normattiva - Presidenza del Consiglio dei Ministri · Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, S.O. n. 4/L alla G.U. n. 24.
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Lo scambio: quale deposito sospende quale tributo
Lo scambio: quale deposito sospende quale tributo — Due leve — lo stato doganale della merce e il tributo da sospendere — portano a uno dei sei esiti stampati qui sotto. Una terza leva sceglie la norma applicabile nel tempo. Nessun esito viene nascosto: la selezione evidenzia, non filtra.
Lo scambio confronta due istituti distinti: il deposito doganale del regolamento (UE) n. 952/2013 e il deposito IVA dell'articolo 50-bis del d.l. 331/1993. Restituisce la regola che questa pagina enuncia, con l'articolo che la sostiene; non calcola imposte, non conosce la posizione della singola merce e non sostituisce l'autorizzazione dell'autorità doganale o dell'Agenzia delle entrate.
Stato doganale della merce — Il deposito doganale riguarda le merci non unionali; il deposito IVA i beni nazionali e unionali. art. 237, par. 1 reg. (UE) n. 952/2013; art. 50-bis, comma 1, d.l. 331/1993
Tributo da sospendere — Il deposito doganale sospende i dazi all'importazione, gli altri oneri e le misure di politica commerciale; il deposito IVA sospende l'IVA. art. 237, par. 1 reg. (UE) n. 952/2013; art. 50-bis, comma 4, d.l. 331/1993
Data dell'operazione — La disciplina del deposito IVA cambia fonte: fino al 31 dicembre 2026 l'articolo 50-bis, dal 1° gennaio 2027 l'articolo 53 del testo unico IVA. Il deposito doganale non è toccato dal passaggio. art. 171 del d.lgs. 19 gennaio 2026, n. 10
Le regole che lo scambio applica — Ogni riga che lo scambio può mostrare è scritta qui, con la sua fonte. Nessuna durata, garanzia o esenzione vive soltanto nel codice di questa pagina.
Effetto sospensivo del deposito doganale — Dazi all'importazione, altri oneri previsti dalle disposizioni pertinenti e misure di politica commerciale, sulle merci non unionali — art. 237, paragrafo 1, reg. (UE) n. 952/2013
Durata della permanenza in deposito doganale — Non soggetta ad alcuna limitazione; termine di appuramento solo in circostanze eccezionali — art. 238, paragrafi 1 e 2
Merci unionali in deposito doganale — Ammesse solo a condizioni specifiche, non trattate in questa pagina — art. 237, par. 2 e 3
Autorizzazione alla gestione del deposito doganale — Richiesta, salvo che il gestore sia l'autorità doganale; esclusa con effetto retroattivo — art. 211 e art. 211, paragrafo 2, lettera g)
Garanzia doganale — Costituita ai sensi dell'articolo 89 quando possano sorgere obbligazione doganale o altre imposte — art. 211 reg. (UE) n. 952/2013
Effetto sospensivo del deposito IVA — IVA sui beni nazionali e unionali non destinati alla vendita al minuto nei locali del deposito — art. 50-bis, commi 1 e 4, d.l. 30 agosto 1993, n. 331
Garanzia per l'immissione in libera pratica destinata a deposito IVA — Commisurata all'imposta; non dovuta per i soggetti certificati AEO e per quelli esonerati — art. 50-bis, comma 4, lettera b); art. 90 del TULD, d.P.R. 43/1973
Lavorazioni nei locali limitrofi al deposito — Durata non superiore a sessanta giorni — art. 50-bis, comma 4
Estrazione dal deposito IVA — Solo da soggetti passivi IVA; comporta il pagamento dell'imposta, in inversione contabile per i beni introdotti previa immissione in libera pratica — art. 50-bis, comma 6
Chi versa l'imposta negli altri casi — Il gestore del deposito, in nome e per conto dell'estrattore, solidalmente responsabile — art. 50-bis, comma 6
Stesso magazzino, due regimi — I depositi doganali sono considerati depositi IVA per i beni nazionali o unionali che secondo le disposizioni doganali possono esservi introdotti — art. 50-bis, comma 1, lettera b)
Norma applicabile al deposito IVA fino al 31 dicembre 2026 — Articolo 50-bis del d.l. 30 agosto 1993, n. 331, nel testo in vigore dal 1° aprile 2017 — art. 171 del d.lgs. 19 gennaio 2026, n. 10
Norma applicabile al deposito IVA dal 1° gennaio 2027 — Articolo 53 del testo unico IVA, d.lgs. 19 gennaio 2026, n. 10 — art. 171 del testo unico, che ne fissa la decorrenza
Se una delle due leve principali non è scelta, lo scambio non accende alcun esito: non indovina. Le condizioni alle quali le merci unionali sono ammesse in deposito doganale (art. 237, par. 2 e 3) non sono trattate in questa pagina e lo scambio non le ricostruisce.
I sei esiti dello scambio
I sei esiti dello scambio — Le due leve non filtrano questo elenco: lo attraversano. Tutti e sei gli esiti restano scritti, uno solo si accende.
Merce non unionale · sospendere il dazio — Deposito doganale. Le merci non unionali possono essere immagazzinate nel territorio doganale dell'Unione senza essere soggette ai dazi all'importazione, ad altri oneri e alle misure di politica commerciale (art. 237, paragrafo 1). La permanenza non è soggetta ad alcuna limitazione di durata (art. 238, paragrafo 1). Serve l'autorizzazione dell'autorità doganale, che non può essere concessa con effetto retroattivo (art. 211, paragrafo 2, lettera g).
Merce non unionale · sospendere l'IVA — Prima l'immissione in libera pratica, poi il deposito IVA. L'immissione in libera pratica di beni non unionali destinati al deposito avviene senza pagamento dell'imposta, previa garanzia commisurata all'imposta; la garanzia non è dovuta per i soggetti certificati come operatori economici autorizzati e per quelli esonerati ai sensi dell'art. 90 del TULD (d.P.R. 43/1973). All'estrazione l'imposta è dovuta dall'estrattore in inversione contabile, previa idonea garanzia.
Merce non unionale · sospendere entrambi — I due regimi in sequenza, anche nello stesso magazzino. Finché la merce resta non unionale il dazio è sospeso in deposito doganale, senza limiti di durata; i depositi doganali sono a loro volta considerati depositi IVA relativamente ai beni nazionali o unionali che secondo le disposizioni doganali possono esservi introdotti (art. 50-bis, comma 1, lettera b).
Bene nazionale o unionale · sospendere il dazio — Non c'è dazio all'importazione da sospendere. Il deposito doganale è previsto per le merci non unionali (art. 237, paragrafo 1); le merci unionali vi sono ammesse solo a condizioni specifiche (art. 237, par. 2 e 3), che questa pagina non dettaglia.
Bene nazionale o unionale · sospendere l'IVA — Deposito IVA. Custodisce beni nazionali e unionali non destinati alla vendita al minuto nei locali del deposito. L'estrazione può essere effettuata solo da soggetti passivi IVA e comporta il pagamento dell'imposta; fuori dai casi di introduzione previa immissione in libera pratica, l'imposta è versata in nome e per conto dell'estrattore dal gestore del deposito, solidalmente responsabile (art. 50-bis, comma 6).
Bene nazionale o unionale · sospendere entrambi — Solo l'IVA è sospendibile. Su un bene già nazionale o unionale non c'è dazio all'importazione da sospendere; resta il deposito IVA, con le operazioni senza pagamento dell'imposta previste dal comma 4.
Deposito doganale e deposito IVA vengono spesso presentati come lo stesso strumento con due nomi. Sono due istituti distinti, con fonti normative diverse — uno unionale, l'altro nazionale — e con effetti sospensivi che riguardano tributi diversi. Possono coesistere sullo stesso magazzino, ma rispondono a problemi differenti.
Deposito doganale: sospende il dazio, per merci non unionali
Il regime è disciplinato dagli articoli 237 e seguenti del regolamento (UE) n. 952/2013 (codice doganale dell'Unione). L'articolo 237, paragrafo 1, prevede che le merci non unionali possano essere immagazzinate nel territorio doganale dell'Unione senza essere soggette ai dazi all'importazione, ad altri oneri previsti dalle disposizioni pertinenti e alle misure di politica commerciale, “nella misura in cui non vietino l'entrata o l'uscita delle merci”.
Il punto che decide la convenienza economica è l'articolo 238, paragrafo 1: “La durata di permanenza delle merci in un regime di deposito non è soggetta ad alcuna limitazione.” Solo in circostanze eccezionali le autorità doganali possono fissare un termine di appuramento, in particolare quando il tipo e la natura delle merci possano costituire, in caso di deposito di lunga durata, una minaccia per la salute umana, animale o vegetale o per l'ambiente (par. 2).
Altre regole che incidono sull'operatività quotidiana:
Pubblico o privato (art. 240, par. 2) — Il deposito doganale pubblico è utilizzabile da chiunque; quello privato è destinato al magazzinaggio da parte del titolare dell'autorizzazione.
Uscita temporanea (art. 240, par. 3) — Le merci possono essere temporaneamente rimosse dal deposito, ma — salvo forza maggiore — la rimozione va preventivamente autorizzata dalle autorità doganali.
Trasformazione in deposito (art. 241) — È autorizzabile la trasformazione in regime di perfezionamento attivo o uso finale all'interno del deposito doganale, quando risponda a un'esigenza economica e la vigilanza non sia compromessa; quelle merci non si considerano vincolate al regime di deposito doganale.
Responsabilità (art. 242) — Il titolare dell'autorizzazione e il titolare del regime devono garantire che le merci non siano sottratte alla vigilanza doganale e rispettare gli obblighi del magazzinaggio. Nel deposito pubblico l'autorizzazione può prevedere che tali responsabilità incombano esclusivamente al titolare del regime.
Autorizzazione (art. 211) — È richiesta per la gestione di strutture di deposito, salvo che il gestore sia l'autorità doganale. Il richiedente deve essere stabilito nel territorio doganale dell'Unione, offrire garanzie di ordinato svolgimento delle operazioni e costituire una garanzia ai sensi dell'articolo 89 quando possano sorgere obbligazione doganale o altre imposte. Attenzione: l'articolo 211, paragrafo 2, lettera g), esclude espressamente l'autorizzazione con effetto retroattivo per la gestione di strutture di deposito doganale.
Deposito IVA: sospende l'IVA, anche per merci già nazionali o unionali
Il deposito IVA è istituto nazionale, oggi disciplinato dall'articolo 50-bis del d.l. 30 agosto 1993, n. 331 (testo in vigore dal 1° aprile 2017 al 31 dicembre 2026) — e non, come spesso si legge, dal d.P.R. 633/1972. Serve alla custodia di beni nazionali e unionali non destinati alla vendita al minuto nei locali del deposito.
Sono considerati depositi IVA anche i depositi fiscali accise di cui al d.lgs. 504/1995 e i depositi doganali, limitatamente ai beni nazionali o unionali che vi possono essere introdotti secondo le disposizioni doganali. È il punto di contatto fra i due istituti: lo stesso magazzino può operare su entrambi i piani.
Le operazioni effettuate senza pagamento dell'IVA (comma 4) sono:
acquisti intracomunitari con introduzione in deposito
immissione in libera pratica di beni non unionali destinati al deposito, previa garanzia commisurata all'imposta (non dovuta per i soggetti certificati AEO e per quelli esonerati ai sensi dell'art. 90 del TULD, d.P.R. 43/1973)
cessioni con introduzione in deposito
cessioni di beni custoditi
cessioni intracomunitarie e cessioni all'esportazione di beni estratti
prestazioni di servizi, perfezionamento e manipolazioni usuali su beni custoditi, anche eseguite nei locali limitrofi purché di durata non superiore a sessanta giorni
trasferimento in altro deposito IVA
L'estrazione dal deposito IVA è disciplinata dal comma 6.
Chi può estrarre — L'estrazione può essere effettuata solo da soggetti passivi IVA e comporta il pagamento dell'imposta.
Base imponibile — È il corrispettivo o valore dell'operazione non assoggettata per effetto dell'introduzione, ovvero — se sono seguite una o più cessioni — il corrispettivo dell'ultima di esse, in ogni caso aumentato dell'importo dei servizi resi durante la giacenza, se non già compreso.
Chi versa l'imposta — Per i beni introdotti previa immissione in libera pratica l'imposta è dovuta dall'estrattore in inversione contabile previa idonea garanzia; negli altri casi è versata in nome e per conto dell'estrattore dal gestore del deposito, solidalmente responsabile.
Plafond esportatore abituale — Chi si avvale del plafond esportatore abituale estrae senza pagamento, trasmettendo telematicamente la dichiarazione d'intento all'Agenzia delle entrate.
Confronto sintetico
Fonte — Deposito doganale: Artt. 237-242 e 211 reg. (UE) 952/2013 — Deposito IVA: Art. 50-bis d.l. 331/1993 (fino al 31/12/2026); art. 53 TU IVA dal 1°/1/2027
Tributo sospeso — Deposito doganale: Dazi all'importazione e altri oneri — Deposito IVA: IVA
Merci ammesse — Deposito doganale: Non unionali (le unionali solo a condizioni specifiche, art. 237, par. 2 e 3) — Deposito IVA: Nazionali e unionali
Durata — Deposito doganale: Illimitata (art. 238, par. 1) — Deposito IVA: Non prevista una durata massima nel testo dell'art. 50-bis
Autorizzazione — Deposito doganale: Autorità doganali, art. 211; no effetto retroattivo — Deposito IVA: Autorizzazione dell'Agenzia delle entrate nei casi del comma 2; comunicazione preventiva agli uffici (comma 2-bis)
Garanzia — Deposito doganale: Art. 89 CDU quando può sorgere obbligazione — Deposito IVA: Commisurata all'imposta per la libera pratica; esonero per AEO
Che cosa cambia dal 1° gennaio 2027
Il d.lgs. 19 gennaio 2026, n. 10 (testo unico IVA) trasferisce la disciplina del deposito IVA nell'articolo 53, che indica espressamente come fonte di provenienza l'art. 50-bis del d.l. 331/1993. Tre novità concrete emergono dal confronto dei testi:
Rinvio ai depositi doganali — Il rinvio ai depositi doganali è aggiornato all'articolo 237 del reg. (UE) 952/2013, mentre il testo attuale rinvia ancora all'art. 525 del reg. (CEE) 2454/93, ormai abrogato.
Esonero dalla garanzia — L'esonero dalla garanzia per l'immissione in libera pratica è ancorato all'articolo 38 del CDU (operatori economici autorizzati) e all'art. 51 dell'allegato 1 al d.lgs. 26 settembre 2024, n. 141.
Capitale minimo — Il capitale minimo per i depositi che custodiscono beni per conto terzi, oggi espresso in “un miliardo di lire”, è convertito in euro 516.456,90.
Resta inoltre confermata, all'articolo 53, comma 8, la regola per cui i gestori dei depositi IVA assumono la veste di rappresentanti fiscali per gli obblighi relativi alle operazioni sui beni introdotti, quando i soggetti non residenti non abbiano già nominato un rappresentante o non si siano identificati direttamente, con facoltà di chiedere una partita IVA unica per tutti i rappresentati.
La decorrenza è fissata dall'articolo 171 del testo unico.
Fino al 31 dicembre 2026 — Continua ad applicarsi l'articolo 50-bis del d.l. 331/1993.
Dal 1° gennaio 2027 — Si applica l'articolo 53 del testo unico IVA; l'articolo 171 del testo unico fissa la decorrenza.
Fonte
EUR-Lex, Unione europea — Regolamento (UE) n. 952/2013 - Codice doganale dell'Unione (artt. 211, 237-242) — https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32013R0952
Normattiva - Presidenza del Consiglio dei Ministri — D.L. 30 agosto 1993, n. 331, art. 50-bis (Depositi fiscali ai fini IVA) — https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1993-08-30;331~art50bis
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, S.O. n. 4/L alla G.U. n. 24 — D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10 - Testo unico IVA (artt. 53, 170, 171) — https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2026/01/30/24/so/4/sg/pdf
Normattiva - Presidenza del Consiglio dei Ministri — D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10 - Testo unico delle disposizioni legislative in materia di IVA — https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2026-01-19;10
Domande frequenti
Per quanto tempo la merce può restare in deposito doganale?
Senza limiti. L'articolo 238, paragrafo 1, del regolamento (UE) 952/2013 stabilisce che la durata di permanenza non è soggetta ad alcuna limitazione. Solo in circostanze eccezionali le autorità doganali possono fissare un termine di appuramento, in particolare per merci che in deposito prolungato minaccino salute o ambiente.
Il deposito IVA è disciplinato dal d.P.R. 633/1972?
No. La norma è l'articolo 50-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427. È un errore diffuso attribuirla al d.P.R. 633/1972. Dal 1° gennaio 2027 la disciplina è trasferita all'articolo 53 del testo unico IVA (d.lgs. 19 gennaio 2026, n. 10).
Posso usare lo stesso magazzino come deposito doganale e deposito IVA?
L'articolo 50-bis, comma 1, lettera b), considera depositi IVA anche i depositi doganali, relativamente ai beni nazionali o unionali che secondo le disposizioni doganali possono esservi introdotti. I due regimi restano però distinti: il primo sospende i dazi sulle merci non unionali, il secondo l'IVA su beni nazionali e unionali.
Chi paga l'IVA quando la merce esce dal deposito IVA?
L'estrazione può essere effettuata solo da soggetti passivi IVA e comporta il pagamento dell'imposta. Per i beni introdotti previa immissione in libera pratica l'imposta è dovuta dall'estrattore in inversione contabile, previa idonea garanzia; negli altri casi è versata in nome e per conto dell'estrattore dal gestore del deposito, che è solidalmente responsabile.
Serve una garanzia per introdurre in deposito IVA merce immessa in libera pratica?
Sì, una garanzia commisurata all'imposta (art. 50-bis, comma 4, lettera b). La prestazione non è dovuta per i soggetti certificati come operatori economici autorizzati e per quelli esonerati ai sensi dell'articolo 90 del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale (d.P.R. 43/1973).
Posso ottenere l'autorizzazione al deposito doganale con effetto retroattivo?
No. L'articolo 211, paragrafo 2, lettera g), del codice doganale dell'Unione esclude espressamente l'autorizzazione con effetto retroattivo quando la domanda riguarda la gestione delle strutture di deposito per il deposito doganale di merci.
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